Agli occhi dell’Occidente, il fascino esercitato dallo Stato Islamico su decine di migliaia di musulmani di ogni parte del mondo, disposti a lasciare i loro paesi per andare a combattere e morire sotto la sua bandiera, continua a risultare per tanti versi scioccante e, al tempo stesso, inspiegabile. Che cosa può spingere una persona a rigettare improvvisamente i valori in base ai quali ha vissuto per abbracciare pratiche barbariche quali lo schiavismo, la mutilazione e la violenza estrema contro i non musulmani e molti musulmani moderati? Per rispondere a questa domanda Graeme Wood, giornalista del magazine americano «The Atlantic», ha incontrato negli ultimi due anni diversi sostenitori e propagandisti dell’ISIS in quattro continenti, i quali, smentendo…(redazione)

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La guerra alla fine dei tempi
di Graeme Wood
Mondadori Strade Blu
€ 22,00

Agli occhi dell’Occidente, il fascino esercitato dallo Stato Islamico su decine di migliaia di musulmani di ogni parte del mondo, disposti a lasciare i loro paesi per andare a combattere e morire sotto la sua bandiera, continua a risultare per tanti versi scioccante e, al tempo stesso, inspiegabile. Che cosa può spingere una persona a rigettare improvvisamente i valori in base ai quali ha vissuto per abbracciare pratiche barbariche quali lo schiavismo, la mutilazione e la violenza estrema contro i non musulmani e molti musulmani moderati?

Per rispondere a questa domanda Graeme Wood, giornalista del magazine americano «The Atlantic», ha incontrato negli ultimi due anni diversi sostenitori e propagandisti dell’ISIS in quattro continenti, i quali, smentendo lo stereotipo che li vorrebbe degli automi psicopatici, gli sono apparsi come la punta dell’iceberg di una causa religiosa, radicata in un’interpretazione minoritaria e violenta delle scritture islamiche e del Corano che sta catalizzando le emozioni e le convinzioni di decine di milioni di musulmani e che continuerà a ispirarli per i decenni a venire, anche dopo l’eventuale perdita dei territori chiave in Siria e in Iraq. Perché il culto apocalittico professato dai seguaci di al-Baghdadi è quello profetico di un imminente, decisivo scontro fra le armate dell’Islam e gli eserciti di Roma, una guerra planetaria combattuta con strumenti che vanno dalle sciabole alle armi termonucleari. Un evento che gli «eroi» jihadisti non si limitano ad attendere, ma che cercano in tutti i modi di anticipare.

Tra i musulmani, e anche tra i non musulmani, la parola «califfato» (un territorio governato da un successore del Profeta, che lo Stato Islamico ha identificato come il proprio obiettivo) evoca il ricordo collettivo di un immaginario passato islamico. L’ISIS fa appello proprio a questa narrazione. A tutti quelli che sono entrati a farne parte ha promesso gloria e merito, la perfetta uguaglianza e l’onore di partecipare al gran finale dell’universo stesso. Dunque, riconoscere a pieno titolo la valenza teologica di questa visione del mondo, che non è solo un sistema di credenze, ma un modo di pensare e di vivere, insomma una vera e propria cultura, è – secondo Wood – il primo passo da compiere per essere all’altezza della sfida globale lanciata dal fondamentalismo islamico all’alba del Terzo millennio.

AUTORE Graeme Wood, corrispondente nazionale del periodico americano «The Atlantic» e Edward R. Murrow Press Fellowship 2015-16 presso il Council on Foreign Relations, è docente di scienze politiche all’università di Yale.