stile e scrittura di Oscar Wilde in “Il Ritratto di Dorian Gray” (Italiano e inglese)

ITALIANO
Stile
Anti-vittorianesimo e Bellezza
La società vittoriana degli ultimi decenni del 19 ° secolo era convenzionale e ipocrita. O. Wilde reagì a quel clima “sporco e soffocante”, pur respingendo qualsiasi impegno politico e/o credo religioso e morale.
Era un irlandese di origine inglese e come tale era un ribelle nel cuore. La sua ribellione non poteva passare attraverso una rivoluzione culturale, perché Wilde non era dotato di un particolare talento letterario, e così scelse di utilizzare l’ idea di cultura come mezzo per mostrare il suo rifiuto delle idee vittoriana.
Per lui il culto della bellezza diventò un fine in sé, la bellezza che incanta e produce profondo piacere sensuale, la bellezza come unico obiettivo nella vita dell’uomo. Di conseguenza curò la sua “anima per mezzo dei sensi” e diventò il prototipo di un uomo che usava la sua esteriorità per attirare la società in cui viveva.
Egli non prese in considerazione nessuna idea religiosa, scientifica ed etica; visse una vita vuota e brillante, come vuota e brillante era la sua conversazione. Questa visione antitetica dovrebbe essere alla base di qualsiasi analisi dello stile di Wilde.
Figure retoriche
Lo stile di Wilde è caratterizzato da figure retoriche che aiutano a classificarlo come scrittore satirico.
Egli usa arguzia e umorismo ironico.
la parola “wit” ha una vasta gamma di significati, tutti tesi a trasmettere un’idea di vivacità verbale e intellettuale non lontano dalla capacità poetica che rivela implicazioni nascoste usando le associazioni per collegare idee apparentemente incongrue.
L’ umorismo ironico non è negativo o malizioso; implica un approccio simpatico ed ironico verso le persone e le situazioni. Se lo spirito è intenzionale e logico, l’umorismo è incosciente e meno sofisticato.
Wilde utilizza anche epigrammi e paradossi per impressionare la mente del lettore in modo permanente: la brevità gentile dell’epigramma crudelmente mira alla distruzione di qualcuno o qualcosa, l’affermazione del paradosso sembra apparentemente contraddittoria in sé, in contrasto con ogni ragionamento logico, ma il suo significato si nasconde dietro l’assurdità superficiale delle parole.
INGLESE
Style
Anti-Victorianism and Beauty
The Victorian society of the last decades of the 19th century was conventional and hypocritical.
O. Wilde reacted to that “filthy and suffocating” atmosphere, while rejecting any political commitment and any religious and moral creed.
He was an Irish – born Englishman and as so he was a rebel at the heart. His rebellion could not pass through a strong cultural revolution, as he was not endowed with a particularly literary talented gift, and so he chose to use culture as an overall label to show his refusal of Victorian ideas.
To him the worship of beauty became an end in itself, the Beauty that enchants and produces deep sensual pleasure, that Beauty is the only goal in man’s life and, as a result, he cured his “soul by means of the senses” and became the prototype of a man who used his exteriority to attract the society he lived in.
He took no religious, scientific and ethical ideas into consideration; he lived an empty brilliant life, as empty and brilliant as his conversation was. This antithetical vision should be at the basis of any analysis of Wilde’s style.
Technical devices
Wilde’s style is characterised by technical devices that help classify it as satirical.
He employs wit and ironical humour. “Wit” has a wild range of meanings, all of them conveying an idea of intellectual and verbal brilliance not far from the poetical ability to reveal hidden implications by compressing words, and by using double associations to link two incongruous ideas.
“Ironical humour” does not have the malicious quality of wit, but it implies a more sympathetic and gentler ironical approach to people and situations. If wit is intentional and logical, humour is unconscious and less sophisticated.
Wilde also uses epigrams and paradoxes to impress the mind of the reader permanently: the polite brevity of the epigram cruelly aims at the destruction of someone or something; the statement of the paradox apparently seems self contradictory, in conflict with all logical reasoning, yet a meaning or a truth lies behind the superficial absurdity of the words.