Il canto del torrente
di Simona Vogliano
Pedrini Editore
«Nella cornice selvaggia e affascinante della Valchiusella, Giorgio Invaro, scultore e chimico, lotta per difendere la sua terra da chi vuole sfruttarla senza scrupoli. Dopo anni trascorsi a Londra, è tornato tra le montagne...»
Nella cornice selvaggia e affascinante della Valchiusella, Giorgio Invaro, scultore e chimico, lotta per difendere la sua terra da chi vuole sfruttarla senza scrupoli. Dopo anni trascorsi a Londra, è tornato tra le montagne per scolpire la pietra della sua valle e riscoprire se stesso. Ma il passato lo raggiunge quando Elisabeth, l'amore che ha lasciato dietro di sé, riappare con un progetto rivoluzionario: trasformare la vecchia cartiera in una scuola di mestieri artigiani. Tra le battaglie legali, sabotaggi e segreti mai sopiti, la resistenza della valle si scontra con l'avidità di Cosimo Valli, deciso a impadronirsi della cava. In questo intreccio di lotta e passione, Giorgio e Elisabeth si trovano costretti a confrontarsi con ciò che sono e ciò che potrebbero essere ancora.
Mentre la pietra viene scolpita e il torrente continua a scorrere, la valle si unisce per difendere la propria anima. E tra le mani di Giorgio e Elisabeth nascerà la più grande delle creazioni: la piccola Diana, il futuro della loro storia.
Note biografiche scritte da Simona Vogliano. Sono nata a Ivrea il 16 marzo del 1970. Vivo in un piccolo paese del Canavese, sotto il castello di Masino, vicino al lago di Viverone, dove le stagioni ancora si fanno sentire e il tempo sembra avere un altro passo. Di mestiere faccio la funzionaria pubblica, a Castellamonte. Per metà del mio tempo sono caposettore SUAP e Ambiente al Comune: un ruolo fatto di norme, pratiche, responsabilità – ma anche di ascolto, mediazione e cura. Mi occupo di ambiente, sicurezza sul lavoro, legalità, territorio. In sintesi: di tutto ciò che riguarda il prendersi cura dei luoghi e delle persone che li abitano. L’altra metà del mio tempo – quella che mi sono scelta – è libera. È il mio spazio autonomo, dove guido aziende e organizzazioni nei percorsi di conformità normativa, sostenibilità, responsabilità sociale. Affianco chi lavora nel mondo reale, con tutte le sue complessità, e li accompagno a costruire comunità più consapevoli, più sicure, più giuste. E poi ci sono le parole. Che sono sempre rimaste con me, qualsiasi cosa facessi. Scrivere, per me, è un modo per guardare meglio. È il mio filtro, il mio strumento, la mia forma di resistenza. Ho scritto articoli, documenti, piani, progetti, comunicati, relazioni tecniche. Ma in ognuno di quei testi ho sempre cercato – prima di tutto – una voce.
Perché credo che scrivere non sia solo un’abilità, ma un modo di stare al mondo. E partecipare a un concorso letterario, oggi, è un piccolo atto di libertà: il bisogno di tornare alla scrittura come gesto creativo, vivo, non funzionale. Per rimettere in gioco la mia voce. Per ricordarmi che, prima di tutto il resto, sono una che racconta.